NELLA VIGNA DEL SIGNORE: QUALE LOGICA GUIDA LA NOSTRA VITA?
Avete mai avuto la sensazione di aver dato tanto e di aver ricevuto poco? Oppure vi è mai capitato di pensare: «Io ho fatto tutto questo, e lui invece…?».
Forse proprio da qui possiamo entrare nella parabola che Gesù racconta oggi: un padrone esce di buon mattino per chiamare operai nella sua vigna. Poi torna alle nove, a mezzogiorno, alle tre e infine alle cinque. Chiama tutti.
Perché Gesù insiste sulle diverse ore della giornata?
Forse perché quelle ore raccontano anche la nostra vita. C'è chi viene chiamato presto, chi scopre la fede da giovane, chi la ritrova dopo molti anni e chi, quasi alla fine della propria giornata, scopre che Dio lo stava ancora aspettando.
Avete mai pensato che Dio possa arrivare nella nostra vita proprio quando noi pensiamo che sia troppo tardi?
Nella Bibbia la vigna è immagine del popolo di Dio, della storia che Dio vuole coltivare perché porti frutto. Lavorare nella vigna, allora, non significa semplicemente “fare qualcosa per la Chiesa”. Significa entrare nella logica di Dio e lasciarsi formare dal suo modo di guardare le persone e la vita.
Ma quale deve essere l'animo di chi lavora nella vigna
Qui la parabola diventa sorprendente.
Alla sera arriva il momento della paga. E tutti ricevono un denaro, sia quelli che hanno lavorato tutto il giorno sia quelli che hanno lavorato soltanto un'ora.
E noi, sinceramente, come reagiamo?
Non ci verrebbe spontaneo dire: «Non è giusto!»?
Eppure il padrone risponde agli operai della prima ora con una domanda che va molto più in profondità:
«Sei invidioso perché io sono buono?»
Il problema, allora, non è soltanto il salario. È il nostro modo di guardare.
Il testo greco parla addirittura di un “occhio cattivo”: un occhio che non riesce più a vedere il bene dell'altro come un bene. Se Dio è generoso con lui, io sento di aver perso qualcosa.
Non è forse questa una tentazione che conosciamo bene?
Nella famiglia, nel lavoro, nelle relazioni, persino nelle nostre comunità: «Perché lui sì e io no?»; «Io ho fatto tanto, e a lui basta così poco?»
Ma la vigna del Signore non funziona secondo la logica del mercato.
Noi siamo abituati a misurare: quanto ho fatto, quanto ho dato, quanto mi spetta, quanto riceverò.
Dio introduce un'altra logica: quella della grazia.
La strana moneta ricevuta da tutti ci ricorda che le cose più importanti della vita non possono essere comprate né calcolate.
Hanno un valore immenso, ma non hanno un prezzo.
E forse questa è la conversione più difficile per chi lavora nella vigna del Signore: smettere di trasformare il rapporto con Dio in un contratto.
Non siamo cristiani perché dobbiamo accumulare meriti davanti a Dio.
Siamo nella vigna perché siamo stati chiamati.
E alla fine forse la domanda non sarà: «Quanto ho lavorato?», ma:
«Con quale cuore ho lavorato?»
Ho servito per amore o per essere riconosciuto?
Ho gioito del bene degli altri oppure ho continuato a confrontarmi?
Ho guardato ciò che Dio mi ha donato oppure ciò che ha donato agli altri?
E soprattutto: ho imparato a guardare con gli occhi del padrone della vigna?
Perché la grande conversione che Gesù ci propone oggi è forse proprio questa: passare dalla domanda «Quanto mi spetta?» alla domanda «Quanto amore ho ricevuto e quanto amore posso ancora donare?».
La vigna è ancora aperta.
Il padrone continua a uscire.
Continua a chiamare.
E forse, proprio oggi, sta chiamando anche noi.
Don Biagio Aprile

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