Osanna e Passione: il paradosso della salvezza
Entriamo nella soglia più intensa dell’anno liturgico: la Settimana Santa. Il cammino quaresimale trova qui il suo compimento, e la liturgia ci prende per mano introducendoci dentro il mistero di un Re che sorprende, disorienta, e infine si rivela. Gesù entra in Gerusalemme acclamato come re. I rami d’ulivo e le palme, i mantelli stesi lungo la strada, il grido dell’“Osanna”: tutto sembra evocare una regalità forte, vittoriosa. E invece no. Il Vangelo, in particolare quello di Vangelo secondo Matteo, ci presenta un re radicalmente diverso: mite, disarmato, seduto su un asino. Non impone, non domina, non schiaccia. Si consegna. Ed è proprio qui che nascono le domande più profonde. Che tipo di re è un re che non si difende? Perché Gesù accetta la passione? Perché non reagisce all’ingiustizia? Il racconto della Passione non è solo cronaca di un’ingiustizia – pur terribile – come tante nella storia umana. È qualcosa di più. È una scelta. Gesù non subisce semplicemente: assume...