NEL DESERTO CON CRISTO: la Quaresima dell’uomo vero
La Quaresima è un tempo che ha un centro preciso: Cristo, vero uomo. Non un’idea religiosa, non un simbolo morale, ma il Figlio di Dio che si è fatto carne. In Lui contempliamo l’immagine dell’uomo riuscito, dell’uomo vero, dell’uomo pienamente libero.
Questi quaranta giorni non sono un semplice
percorso ascetico: sono un cammino con Cristo dentro la verità della nostra
umanità. Perché Egli è il Dio che si è fatto uomo e, proprio per questo, rivela
all’uomo chi egli sia veramente.
Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù sospinto dallo Spirito nel deserto per
essere tentato. Non è un dettaglio secondario: è lo Spirito a condurlo nel
luogo della prova. Il deserto non è un incidente, ma una tappa necessaria.
Il deserto:
luogo dell’uomo
Il deserto richiama l’esperienza del popolo
d’Israele che per quarant’anni attraversò l’aridità prima di giungere alla
terra promessa. Quel cammino non fu solo geografico, ma
spirituale: fu il tempo in cui Israele imparò – tra cadute e ribellioni – che
senza Dio non c’è libertà.
Anche noi attraversiamo deserti: crisi personali,
crisi ecclesiali, crisi culturali. Viviamo un tempo in cui la fede sembra non
essere più un riferimento evidente, un tempo difficile persino da definire.
Eppure proprio lì si gioca la verità della nostra libertà interiore.
La tentazione: il cuore della battaglia
Cristo è tentato perché ogni uomo è tentato. Le
tre tentazioni evangeliche non appartengono al passato: descrivono gli ambiti
permanenti della lotta dell’uomo.
1. «Se sei
Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane»
Qui si insinua una logica sottile: usare il
potere per eliminare la durezza della vita. Fame, fatica, sofferenza devono
essere cancellate. È la tentazione di una salvezza senza croce, di una vita
senza limite.
La risposta di Gesù è sempre la stessa
nell’impronta iniziale: «Sta scritto». Egli rimanda alla Parola di Dio. Non si
affida a sé stesso, non entra nella logica del potere, ma si radica nella
Scrittura. L’uomo non vive di solo pane, ma di ciò che viene da Dio.
È una lezione decisiva: l’uomo da solo non ha il
potere di vincere il male. Senza Dio, la libertà diventa illusione.
2. «Gettati
giù»
La seconda tentazione è ancora più sottile: se
Dio c’è davvero, costringilo a intervenire. Mettilo alla prova.
Strumentalizzalo.
Qui si tocca una dinamica molto attuale: usare
Dio per garantire sicurezza, per annullare il rischio, per avere conferme. È la
tentazione di piegare Dio ai nostri bisogni.
Gesù risponde ancora con la Scrittura: non si
tenta il Signore. La fede non è manipolazione del divino, ma abbandono
fiducioso.
3. «Ti darò
tutto questo, se prostrandoti mi adorerai»
La terza tentazione è la più radicale: il potere
in cambio dell’adorazione. Mettere altro al posto di Dio. Sostituire Dio con
ciò che promette successo, dominio, consenso.
Questa tentazione attraversa la storia e la cultura: quando il potere, il denaro, l’immagine o l’ideologia prendono il posto dell’Assoluto, l’uomo perde sé stesso. Gesù risponde con decisione: solo Dio va adorato. Qui si gioca la libertà vera.
La Quaresima
nel nostro tempo
Quali sono le sfide della Quaresima di
quest’anno?
Viviamo in una crisi religiosa che non è solo
rifiuto di Dio, ma spesso indifferenza. Dio sembra non necessario. L’uomo
contemporaneo tenta di costruire un mondo autosufficiente, dove il riferimento
a Dio appare opzionale.
Le tre tentazioni diventano così estremamente attuali: eliminare il limite, manipolare il sacro, sostituire Dio con il potere.
La Quaresima diventa allora un’opportunità: non
per moltiplicare pratiche esteriori, ma per ritrovare il centro. Per riscoprire
la Parola come fondamento. Per rimettere Dio al suo posto: non ai margini, ma
al cuore.
Come rileggere la spiritualità quaresimale?
Forse dobbiamo riscoprire la Quaresima come tempo di verità sull’uomo. Non è un tempo triste, ma realistico. Non è un esercizio di mortificazione sterile, ma un cammino verso la libertà.
Cristo, vero uomo, entra nel deserto e ne esce
vincitore non con la forza, ma con l’obbedienza alla Parola. È questa la strada
anche per noi.
La domanda che può accompagnarci è radicale: Dove sto cercando il pane che sazia? Sto chiedendo a Dio di servirmi o mi sto affidando a Lui? Che cosa, concretamente, occupa il posto di Dio nella mia vita?
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