Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». (Lc 18,1-8)
Ci sono momenti in cui pregare sembra facile:
parole che sgorgano spontanee, un cuore in pace, la sensazione che Dio sia
vicino.
E poi ci sono giorni in cui la preghiera pesa, sembra inutile, e il silenzio di
Dio diventa quasi assordante. Proprio lì, dove la fiducia vacilla, Gesù ci parla con una parabola semplice e
potente: quella della vedova e del giudice.
Un racconto che ci insegna perché è necessario pregare, e perché non
dobbiamo mai stancarci.
🔹 Una
“necessità” che nasce dal cuore
Gesù non parla di un dovere, ma di una necessità
vitale.
Nel Vangelo di Luca, la parola “necessità” non indica un ordine, ma qualcosa
che fa parte del progetto di Dio:
come era “necessario” che Gesù soffrisse e risorgesse, così è necessario che
chi crede viva in dialogo con il Padre.
Pregare non è un accessorio della fede, è il
suo respiro.
Senza preghiera, la fede si spegne lentamente, come una fiamma senza ossigeno.
Pregare significa rimanere aperti alla vita, lasciarsi toccare da Dio,
riconoscere che non bastiamo a noi stessi.
🔹 Senza
stancarsi
Gesù conosce la fatica della preghiera: conosce
il silenzio di Dio, la lentezza con cui le cose cambiano, il dolore
dell’attesa.
Eppure invita a non scoraggiarsi.
Pregare senza stancarsi non vuol dire ripetere
formule, ma restare in relazione, anche quando non sentiamo nulla. È la fedeltà silenziosa di chi, giorno dopo giorno, continua a bussare alla
porta del cielo.
Ogni preghiera, anche breve, anche distratta, è una piccola dichiarazione di
fiducia: “Signore, io credo che Tu sei qui, anche se non
ti vedo.”
🔹 La vedova: il
volto della fede povera
La vedova della parabola è una donna senza
potere, sola, apparentemente senza voce. Eppure non smette di chiedere giustizia. La sua forza è la sua perseveranza.
In lei c’è l’immagine del credente che non si arrende, e della Chiesa che
continua a pregare anche quando il mondo sembra non ascoltare.
La vedova è povera, ma libera.
Non ha mezzi, ma ha fede.
Non ha potere, ma ha la certezza che Dio ascolta chi grida dal profondo.
È lei l’icona della preghiera vera, quella che nasce dal bisogno e si
nutre di fiducia.
🔹 Il giudice:
il volto del mondo senza Dio
Il giudice iniquo rappresenta il mondo che
ha dimenticato Dio.
Un mondo che non teme nessuno, che non si lascia più toccare dal dolore altrui.
Eppure, anche lui alla fine cede: non per bontà, ma per stanchezza.
Gesù costruisce il contrasto:
se perfino un giudice egoista si lascia muovere dall’insistenza di una donna, quanto
più Dio, che è Padre buono, ascolterà i suoi figli?
Non perché sappiamo convincerlo, ma perché Lui non può restare sordo all’amore
e alla fede.
🔹 L’attesa del
Cristo
La parabola si apre sulla preghiera e si chiude
sull’attesa: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la
fede sulla terra?”
La preghiera non serve solo per ottenere
qualcosa, ma per rimanere desti.
È la lampada accesa dell’attesa.
Ogni volta che preghiamo, anche solo con un sospiro, diciamo: “Vieni, Signore Gesù.”
Pregare ci tiene nel tempo dell’attesa, non come
chi si annoia, ma come chi prepara la casa per un ospite amato.
È questo il tempo della Chiesa: vivere nell’intervallo tra la promessa e il
compimento, tra il già e il non ancora del Regno.
🔹 La fede al
suo ritorno
Alla fine, Gesù non si chiede se Dio risponderà —
perché Dio risponde sempre — ma se l’uomo rimarrà nella fede.
La domanda è: continueremo a credere, a sperare, a pregare?
La preghiera è la custode della fede.
Non cambia Dio, cambia noi.
Ci fa più umani, più liberi, più capaci di vedere il mondo con i suoi occhi.
Senza preghiera, la fede diventa fragile, si inaridisce.
Con la preghiera, invece, la fede diventa una sorgente che non si esaurisce
mai.
🌿 In sintesi
Pregare è necessario: non per dovere, ma
per vivere.
Pregare senza stancarsi è l’arte di restare fedeli anche quando non si
vede la luce.
La vedova ci insegna la fiducia umile e tenace;
il giudice ci ricorda quanto il cuore si indurisca senza Dio;
l’attesa del Cristo è il tempo della speranza;
e la fede al suo ritorno sarà la ricompensa di chi non ha smesso di
credere e di amare.
✨ Una parola
per oggi
“Pregare sempre, senza stancarsi” non è una
regola, ma un modo di vivere.
È la fiducia che resiste,
la speranza che non si arrende,
la fede che attraversa la notte e prepara la terra all’alba di Dio.
💬 E tu?
Forse anche tu, come la vedova, hai qualcosa da
mettere ai piedi del Signore: una fatica, una persona da affidare, una speranza che sembra spegnersi.
Non smettere di bussare.
Ogni preghiera, anche piccola, è un seme di fede che prepara il giorno
in cui Cristo verrà a colmare ogni attesa.
Don Biagio Aprile
Grazie di cuore.Riflessione molto bella. La rileggerò più volte.. Il Signore ti ricompensi....Saluti. I miei saluti a P. Bertino
RispondiEliminaGrazie Padre Biagio, riflessioni preziose per me
RispondiEliminaGesù anche lui non viene ascoltato, ma si abbandona ciecamente a suo Padre, dalla sua croce, che ottiene per tutti la liberazione.
RispondiEliminaUna riflessione molto preziosa🙏
RispondiEliminaGrazie Padre Biagio 🙏
RispondiEliminaSignificativa riflessione sulla necessità della preghiera... Da speranza e conforto... Grazie
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