Il tesoro che dà senso alla vita

Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


Il capitolo tredicesimo del Vangelo di Matteo è conosciuto come il "discorso delle parabole". Gesù, seduto sulle rive del lago, parla alle folle raccontando immagini semplici, tratte dalla vita quotidiana: un seminatore, un campo, un granello di senape, il lievito, la zizzania. Non sono racconti ingenui, ma finestre aperte sul mistero di Dio. Il brano di questa domenica conclude proprio questo grande discorso. Dopo aver spiegato che il Regno cresce silenziosamente nella storia e che, fino alla fine dei tempi, il grano e la zizzania dovranno convivere, Gesù racconta altre tre brevissime parabole: il tesoro nascosto nel campo, la perla di grande valore e la rete gettata nel mare. Tre immagini diverse che conducono ad un'unica domanda fondamentale: Che cosa vale davvero la pena cercare nella vita?

Viviamo in un tempo che ci offre infinite possibilità. Ogni giorno siamo raggiunti da messaggi che ci promettono felicità, successo, benessere, sicurezza. Siamo continuamente invitati ad accumulare esperienze, oggetti, relazioni, informazioni, come se la pienezza della vita dipendesse dall'avere sempre qualcosa in più. Eppure il cuore dell'uomo continua a rimanere inquieto.

Possiamo possedere molto e sentirci ugualmente poveri. Possiamo avere tutto ciò che desideriamo e continuare a sperimentare un vuoto che nessuna ricchezza riesce a colmare. È dentro questa inquietudine che Gesù pronuncia una delle parole più sorprendenti del Vangelo: "Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto."

L'espressione "Regno dei cieli" potrebbe trarci in inganno. Potremmo immaginare un luogo lontano, una realtà che inizierà soltanto dopo la morte. Per Matteo, invece, "cieli" è un modo rispettoso per parlare di Dio. Il Regno dei cieli è il Regno di Dio. È la sua presenza che entra nella storia. È Dio che viene ad abitare la vita dell'uomo. Non è un luogo da raggiungere, ma una relazione da vivere. Il cielo comincia ogni volta che Dio trova spazio nel cuore di una persona.

Perché il tesoro è nascosto? Perché Dio non si impone mai. Non costringe nessuno a credere. Non conquista attraverso la forza o il potere. La sua presenza è discreta, silenziosa, spesso quasi invisibile agli occhi del mondo. Per questo occorre cercare. La ricerca è una delle esperienze più profonde dell'essere umano. Cerchiamo amore, serenità, riconoscimento, stabilità, futuro. Ma il Vangelo ci invita ad andare ancora più in profondità.

Che cosa sto veramente cercando? Qual è il bene che nessuno potrà mai togliermi? Su che cosa sto costruendo la mia vita?

Chi trova il tesoro comprende immediatamente che tutto il resto cambia valore. Per questo vende ogni cosa e compra quel campo. Non è il gesto di chi perde. È la scelta gioiosa di chi ha finalmente trovato ciò che cercava.

Il mercante della seconda parabola è diverso dall'uomo del campo. Il primo trova quasi per caso. Il secondo dedica tutta la vita alla ricerca delle perle più belle. Ma entrambi arrivano alla stessa conclusione. Quando si incontra ciò che vale davvero, non esiste più alcun paragone possibile. Così è l'incontro con Cristo. La fede non è anzitutto un insieme di norme o di obblighi. È l'incontro con una Persona che cambia il modo di guardare la vita. Per questo il cristianesimo non nasce dal sacrificio, ma dalla scoperta. Non si rinuncia perché si è costretti. Si lascia qualcosa perché si è trovato infinitamente di più.

Le parole di Gesù potrebbero sembrare eccessive. Vendere tutto? Significa forse abbandonare il lavoro, la famiglia, gli affetti? No. Significa dare ad ogni cosa il suo posto. Quando Dio diventa il centro, tutto il resto trova finalmente il proprio ordine. Gli affetti diventano più autentici. Il lavoro diventa servizio. Il denaro diventa uno strumento e non un padrone. Le sofferenze non scompaiono, ma non hanno più l'ultima parola. Il tesoro che il Vangelo promette non è una vita senza problemi. È la certezza della presenza di Dio dentro ogni situazione. Cristo non elimina la croce. Cammina con noi portandola.

L'ultima parabola ci riporta alla realtà. La rete raccoglie pesci buoni e cattivi. È l'immagine della Chiesa e della storia. Dentro il mondo convivono santità e peccato, fedeltà e tradimento, giustizia e violenza. Anche nel cuore di ciascuno di noi convivono luce e ombra. Gesù non ci invita a scandalizzarci di questa situazione. Ci invita a non perdere la speranza. La separazione definitiva spetta a Dio. Il giudizio finale non appartiene agli uomini. Questo non significa essere indifferenti al male. Significa continuare a scegliere il bene senza lasciarsi vincere dal male.

Il brano si conclude con una domanda: "Avete compreso tutte queste cose?" I discepoli rispondono di sì. Ma comprendere il Vangelo non significa semplicemente capirlo con l'intelligenza. Significa lasciarsene trasformare. Per questo Gesù aggiunge che ogni discepolo autentico diventa come un padrone di casa che estrae dal suo tesoro "cose nuove e cose antiche"La fede non cancella il passato. Lo illumina. Non distrugge ciò che siamo. Lo porta a compimento.

Forse la domanda che il Vangelo consegna a ciascuno di noi è molto semplice e, proprio per questo, decisiva: Qual è il tesoro della mia vita? Attorno a quale bene sto organizzando il mio tempo, le mie energie, le mie scelte? Ciò che oggi considero indispensabile sarà ancora importante tra dieci anni? E davanti a Dio? Gesù non ci chiede di disprezzare le realtà della terra. Ci invita a non assolutizzarle. L'unico tesoro che non si consuma, non delude e non può essere rubato è Lui. Quando Cristo diventa il centro della vita, tutto il resto trova finalmente il suo posto.

Ed è allora che il Regno dei cieli smette di essere un luogo lontano e diventa una realtà presente. Comincia già oggi, ogni volta che un uomo o una donna scelgono di fidarsi del Vangelo più che delle proprie paure. Perché il vero tesoro non è qualcosa. È Qualcuno. È Cristo, presenza fedele di Dio, che riempie il cuore di una pace che nessuna prova può togliere e apre già sulla terra uno spiraglio del cielo.


Il filo conduttore di questa domenica potrebbe essere sintetizzato in una frase: "La domanda decisiva non è quanto possiedo, ma quale tesoro possiede il mio cuore." È questa la domanda che le tre parabole consegnano all'uomo contemporaneo, spesso ricco di mezzi ma povero di senso.

Don Biagio Aprile

Commenti

  1. Bellissime parole.Grazie sempre Padre Biagio

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  2. Belle parole che devono diventare realtà. Grazie 🙏

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  3. Grazie padre Biagio e’ sempre un piacere leggere la sua condivisione Buona notte

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