Il Regno di Dio nel tempo della pazienza
La spiegazione della parabola è sorprendente. Il campo non rappresenta la Chiesa, ma il mondo. È nella storia dell'umanità che convivono il buon seme e la zizzania, il Regno di Dio e l'opera del maligno. Il buon seme sono i figli del Regno; la zizzania sono i figli del maligno.
Queste
espressioni potrebbero sembrare una divisione rigida dell'umanità tra buoni e
cattivi. In realtà il linguaggio biblico è più profondo. Essere
"figli" significa appartenere ad una logica di vita. Si diventa figli
di Dio quando si accoglie il suo amore e lo si traduce in opere di giustizia e
di misericordia; si diventa figli del maligno quando ci si lascia guidare
dall'egoismo, dalla violenza, dalla menzogna e dall'odio.
Gesù non fotografa due categorie immutabili di persone. Descrive invece il dramma della libertà umana. La storia è il luogo nel quale il bene e il male si confrontano continuamente.
La storia, allora, diventa il tempo della misericordia. Non il tempo del giudizio. Il giudizio verrà, ma appartiene alla fine della storia, non al presente. Questo significa che nessuno può arrogarsi il diritto di pronunciare sentenze definitive sulle persone. Solo Dio conosce il cuore.
Questa parabola custodisce una straordinaria speranza. Coloro che oggi vivono secondo la logica del male non sono condannati ad esserlo per sempre. Finché dura la storia, la conversione rimane possibile. La zizzania può diventare grano. La grazia di Dio continua a cercare ogni uomo. Ma esiste anche l'altra possibilità. Chi oggi è buon grano non può sentirsi al sicuro.
Il Vangelo non autorizza alcuna presunzione. Satana continua a vagliare il grano, come Gesù aveva detto a Pietro: "Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano" (Lc 22,31). La fede non è un possesso definitivo. Va custodita ogni giorno. Per questo la conversione non riguarda soltanto chi è lontano da Dio. Riguarda anche chi già cammina con Lui. I figli del maligno sono chiamati a convertirsi per diventare figli del Regno. I figli del Regno sono chiamati a convertirsi continuamente per non lasciarsi sedurre dalla logica del male. La conversione è il respiro quotidiano della vita cristiana.
Gesù non nasconde il carattere drammatico dell'esistenza. La storia è un luogo di combattimento spirituale. Sant'Agostino descrive questa condizione attraverso la celebre immagine delle due città: la città di Dio e la città terrena. Esse non coincidono con due popoli distinti, ma con due amori che attraversano l'intera umanità. Da una parte l'amore di Dio fino al dono di sé; dall'altra l'amore di sé fino al disprezzo di Dio.
Le due città, scrive Agostino, rimangono intrecciate lungo tutta la storia e soltanto alla fine saranno definitivamente separate. La parabola del grano e della zizzania sembra raccontare proprio questa stessa visione. La storia non è ancora il Regno compiuto. È il tempo nel quale il Regno cresce dentro le contraddizioni del mondo.
Gesù, tuttavia, non conclude con la lotta. Conclude con la speranza. La mietitura arriverà. Il male non è eterno. Ha un termine. Cristo stesso porterà a compimento la storia e ricondurrà ogni cosa al Padre. Allora il giudizio manifesterà la verità delle scelte compiute nella libertà. Non sarà una vendetta. Sarà il trionfo definitivo della giustizia e dell'amore. È significativo che subito dopo Gesù racconti le parabole del granello di senape e del lievito. Quasi a dire che, mentre il male sembra occupare molto spazio, il Regno continua a crescere in silenzio. La forza di Dio non fa rumore. Trasforma lentamente il cuore dell'uomo e la storia.
Viviamo in un tempo che ama dividere il mondo tra amici e nemici, tra giusti e sbagliati, tra chi merita di essere accolto e chi deve essere escluso. Il Vangelo ci invita invece ad assumere uno sguardo diverso. Ci ricorda che questo non è il tempo della condanna, ma della conversione.
Non è il tempo di classificare le persone, ma di pregare perché ciascuno possa incontrare la misericordia di Dio. E ci ricorda, soprattutto, che la battaglia più decisiva non si combatte fuori di noi, ma dentro il nostro cuore. Ogni giorno siamo chiamati a scegliere quale seme vogliamo alimentare. Quello del Vangelo oppure quello dell'egoismo.
Perché il
tempo presente è ancora il tempo della pazienza di Dio, il tempo della libertà
dell'uomo e il tempo della grazia di Cristo, l'unico capace di vincere
definitivamente il male e restituire ai figli dell'uomo la loro piena libertà.
Don Biagio Aprile
Grazie Padre Biagio 🙏
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