Il Vangelo come luogo di incontro con la presenza di Cristo

"Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". Gv 14,15-21 


Cosa significa incontrare Cristo oggi? E soprattutto, perché una persona dovrebbe ancora cercarlo in un mondo che sembra offrire tutto? Viviamo in una società pragmatica, veloce, spesso convinta che bastino il benessere, la tecnologia e l’autonomia personale per dare senso alla vita. Eppure, proprio dentro questa apparente pienezza, rimane nell’uomo una domanda profonda di verità, di amore, di speranza, di senso davanti alla sofferenza, alla fragilità e alla morte.

Il Vangelo nasce proprio dentro questa inquietudine umana. Non come teoria religiosa o insieme di regole, ma come luogo di incontro con una presenza viva: Cristo risorto. Le prime comunità cristiane non si sono formate attorno ad un’idea, ma attorno all’esperienza di uomini e donne che avevano scoperto che il Signore continuava ad essere presente nella loro storia. Per questo l’annuncio cristiano non è anzitutto morale o dottrina: è testimonianza di una vita trasformata.

Nei discorsi di addio del Vangelo di Giovanni, riletti alla luce della Pasqua, Gesù promette ai suoi discepoli il dono dello Spirito Santo, chiamato “Spirito di verità”. È una promessa decisiva, perché Gesù sa bene che l’uomo da solo rischia di smarrirsi dentro le contraddizioni del mondo e della propria esistenza. Lo Spirito allora non è qualcosa di astratto, ma la presenza di Dio che accompagna il credente nel comprendere la realtà, nel leggere gli eventi e nell’affrontare le sfide della vita.

Oggi più che mai l’uomo ha bisogno dello Spirito di verità. Viviamo in un tempo dove spesso si confonde la libertà con l’individualismo, il desiderio con il diritto assoluto, la verità con l’opinione personale. In questo contesto il credente rischia di lasciarsi guidare dalle logiche mondane: il successo, l’apparenza, il potere, l’efficienza, il possesso. Nel Vangelo di Giovanni il “mondo” indica proprio questa mentalità chiusa a Dio, incapace di riconoscere la luce della verità.

La lotta spirituale che il Signore chiede non è contro il mondo come creazione di Dio, ma contro ciò che disumanizza il cuore dell’uomo. È la lotta contro l’indifferenza, contro la superficialità, contro tutto ciò che spegne la capacità di amare davvero. Per questo Gesù dice: «Se mi amate, osserverete la mia parola». Non impone l’amore, ma invita ad un cammino interiore nel quale la fede educa progressivamente il cuore.

Ma come amare una realtà invisibile? Da dove partire in una società così concreta e pragmatica? Si parte dall’esperienza. Nessuno ama un’idea astratta. Si ama una presenza percepita come vera nella propria vita. La fede nasce quando il Vangelo illumina le domande più profonde dell’uomo: il bisogno di essere amati, il desiderio di felicità, la paura della solitudine, il bisogno di perdono e di speranza.

Ed è qui che lo Spirito di verità diventa indispensabile. Egli non elimina la fragilità dell’uomo, ma la abita; non toglie le domande, ma aiuta a portarle; non evita le sfide del mondo, ma dona uno sguardo nuovo per affrontarle. Lo Spirito insegna a discernere, a leggere la vita oltre le apparenze, a riconoscere ciò che costruisce veramente l’uomo e ciò che invece lo impoverisce interiormente.

Le primitive comunità cristiane hanno vissuto proprio questo: uomini fragili, impauriti e limitati che, grazie allo Spirito, sono diventati capaci di speranza, fraternità e coraggio. È lo stesso cammino che la Chiesa è chiamata a vivere oggi. Come ricorda spesso Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, il cristianesimo cresce non per imposizione, ma per attrazione; cresce quando uomini e donne lasciano trasparire nella loro vita la gioia del Vangelo.

Forse il vero problema del nostro tempo non è l’assenza di mezzi, ma l’assenza di interiorità. Per questo il dono più grande che Cristo continua a fare alla sua Chiesa è proprio lo Spirito di verità: colui che aiuta il credente a stare nel mondo senza appartenere alle sue logiche, ad attraversare la vita senza perdere la speranza, e a riconoscere nella storia, anche dentro le sue ferite, la presenza viva di Dio.

Don Biagio Aprile


Commenti

  1. Riflessioni sagge e veritiere

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  2. Commento
    L’uomo vive d’amore dal suo primo respiro fino all’ultimo. Amato, si sente protetto ed accettato. Amando, sente di appartenere e trova un senso ad offrirsi. Poiché l’amore non può restare chiuso nel suo cuore; esso pervade il quotidiano. L’amore che si porta all’uomo spinge ad impegnarsi. L’amore che si porta a Dio si manifesta nella considerazione che si ha dei suoi comandamenti. Si manifesta anche nella giustizia, nel rispetto della vita, nell’azione per la riconciliazione dei popoli e per la pace. Le conseguenze dell’amore che si porta a Dio possono prendere l’aspetto di un lavoro, perfino di una lotta.

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