SALE E LUCE: diventare ciò che siamo
Quella di Mt 5,13-16 non è una pagina “aggiunta” alle Beatitudini, ma la loro naturale conseguenza. Gesù non cambia registro: porta fino in fondo la logica radicale appena proclamata. Le Beatitudini non sono un ideale etico per anime belle, ma la forma concreta della vita di Dio dentro la storia. E subito dopo Gesù dice: se è così, allora voi siete sale, voi siete luce.
Qui sta il punto decisivo. In un tempo come il
nostro, dove di “radicale” spesso resta solo la banalità del male, Gesù propone
una radicalità diversa: quella del Vangelo che trasforma dall’interno,
senza clamore, senza violenza, senza scorciatoie.
Il sale, nella Scrittura, non è mai un elemento
ornamentale. È ciò che dà sapore, ciò che conserva, ciò che protegge
dalla corruzione. Dire ai discepoli “voi siete il sale della terra”
significa dire che senza di loro – senza la comunità che vive delle Beatitudini
– la vita perde gusto, si deteriora, si guasta.
Il sale rimanda al sapore della vita, e
dunque a tutte quelle esistenze che oggi hanno perso gusto: vite confuse,
stanche, ripiegate, incapaci di scegliere. Qui emerge il legame profondo tra
sale e sapienza, intesa biblicamente come discernimento nella
complessità. Non come sapere teorico, ma come capacità di leggere la realtà
alla luce di Dio, distinguendo il bene dal male, l’essenziale dal superfluo.
Ma Gesù va oltre: Cristo stesso è il Sale.
In Lui si concentrano tutte le funzioni del sale. È Lui che custodisce la vita,
che la preserva dal guasto, che la guarisce dall’alterazione profonda del
peccato. Il cristiano e la Chiesa non sono sale “di loro”, lo diventano per
partecipazione, per comunione con Cristo.
Sale che
conserva: una missione scomoda
Qui nasce la domanda più difficile: come
essere sale oggi? Come custodire il bene, mantenere inalterata la verità,
opporsi alla corruzione senza diventare aggressivi o nostalgici?
Il sale, per sua natura, brucia,
disinfetta, purifica. E proprio per questo non è mai comodo. Essere sale
significa accettare di essere elemento di contrasto, non per spirito di
opposizione, ma per fedeltà al Vangelo. Significa non adeguarsi alla logica
dominante quando essa altera la dignità dell’uomo, banalizza il male, svuota la
vita di senso.
La difficoltà più grande per la Chiesa non è
l’ostilità esterna, ma il rischio di perdere sapore: confondersi,
diluirsi, diventare irrilevante pur restando visibile. Una Chiesa insipida non
scandalizza nessuno, ma non salva nessuno.
Le dinamiche richieste sono chiare e impegnative:
ascolto profondo della Parola, discernimento comunitario, coraggio profetico,
conversione continua. Senza queste, il sale resta nel sacchetto e non serve a
nulla.
La luce: non
fare cose, ma diventare
Accanto al sale, Gesù pone l’altra grande
immagine: la luce. Anche qui il Vangelo non parla di un fare, ma
di un essere. Non dice “fate luce”, ma “voi siete luce”. La luce non si
sforza di illuminare: illumina perché è luce.
Essere luce implica processi umani e spirituali
profondi: verità, trasparenza, coerenza, interiorità. La luce smaschera,
rivela, orienta. Per questo richiede una vita unificata, non frammentata. Non è
possibile illuminare fuori se si vive nel buio dentro.
La preghiera entra qui come criterio decisivo. Se la preghiera non ci rende sale e luce, a cosa serve? Non come accusa, ma come domanda seria. La preghiera autentica non è evasione né rifugio: è già sale e luce, nella misura in cui non viene ingabbiata nei nostri schemi rassicuranti e manipolabili.
Una parola di
speranza per un tempo di crisi
Viviamo un tempo di crisi diffusa: culturale,
sociale, spirituale, ecclesiale. Questo Vangelo non la nega, ma la attraversa.
Gesù non dice che la terra è già saporita o che il mondo è già luminoso. Dice
il contrario: senza sale e senza luce, tutto si spegne.
E proprio qui si apre la speranza. Non una
speranza ingenua, ma una speranza impegnativa. Il Vangelo ci affida una
missione seria: diventare ciò che siamo, lasciarci trasformare dalle
Beatitudini fino a essere presenza che custodisce la vita e orienta il cammino.
Sale e luce non fanno rumore, ma senza di loro la
vita marcisce e il buio avanza. Questo Vangelo è parola viva perché ci
restituisce la dignità e la responsabilità di una fede che non si limita a
credere, ma genera vita, sapore e luce nel cuore del mondo.
Don Biagio Aprile
Grazie 🙏🙏🙏
RispondiElimina