Sul confine tra Samaria e Galilea: la fede che nasce dalla ferita

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».  Lc 17,11-19

«Mentre Gesù andava verso Gerusalemme, passava lungo il confine tra la Samaria e la Galilea...»

Dieci lebbrosi lo incontrano. Gridano da lontano: “Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!”
Gesù li manda a presentarsi ai sacerdoti. Lungo la strada vengono guariti. Solo uno torna indietro a ringraziare. Era samaritano. Gesù dice: “La tua fede ti ha salvato.”


🧭 Il confine come luogo di salvezza

Luca sottolinea un dettaglio apparentemente geografico: Gesù cammina sul confine tra Samaria e Galilea. È un territorio misto, incerto, dove convivono credenti e “eretici”, vicini e lontani, puri e impuri. Proprio lì Gesù incontra i dieci lebbrosi — uomini ai margini, isolati, rifiutati. Il confine diventa luogo di rivelazione: non spazio da evitare, ma luogo in cui Dio si manifesta. Gesù non aspetta i puri nel Tempio, ma va incontro ai feriti nelle zone di mezzo della vita.


💔 La lebbra: metafora delle nostre distanze

La lebbra separa. Chi ne è colpito vive fuori dal villaggio, fuori dalle relazioni.
Oggi anche noi portiamo una lebbra spirituale: l’indifferenza, l’abitudine, la stanchezza del credere, la perdita di senso. È la malattia di un cristianesimo che dice “credo”, ma vive distante da Dio, dagli altri, da sé stesso. Gesù però non fugge la lebbra: la attraversa. Guarisce chi osa gridare e mettersi in cammino, anche da lontano.


Il cammino della fede

La guarigione avviene lungo la strada: non subito, ma nel cammino dell’obbedienza e della fiducia. La fede non è magia, ma fiducia che si muove anche quando non vede. Dei dieci guariti, solo uno torna indietro: lo straniero, il samaritano. E Gesù lo proclama “salvato”: Non perché è stato guarito, ma perché ha saputo riconoscere e ringraziare.


🌱 Per la riflessione personale

  • Quali sono i “confini” che oggi vivo nella mia fede?
  • Qual è la mia “lebbra”, ciò che mi separa da Dio e dagli altri?
  • Ho il coraggio di gridare a Gesù: “Abbi pietà di me”?
  • So riconoscere i doni ricevuti e tornare indietro a ringraziare?

🙏 Conclusione

La vera fede non nasce dalla perfezione, ma dalla gratitudine.
Tutti furono guariti, ma solo uno fu salvato.
La nuova evangelizzazione comincia da qui: dal ritorno e dal ringraziamento.
Lì, sui confini della nostra vita, Dio continua a passare!

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PER APPROFONDIRE...

## 🌅 1. Gesù sul confine: il Dio che attraversa le distanze

> “Mentre Gesù andava verso Gerusalemme, passava lungo il confine tra la Samaria e la Galilea.” 

Un confine. Lì dove tutto si mescola, dove nessuno è del tutto dentro né del tutto fuori. Lì dove non ci sono certezze, ma domande. Gesù sceglie di passare proprio lì: non nel cuore del potere religioso, ma sul margine, dove vivono le persone escluse, confuse, ferite. Il suo Vangelo non comincia mai al centro: **Dio inizia sempre dai bordi. Là dove io sento di non appartenere, Gesù passa.**  Non ha paura delle mie zone grigie, delle mie incoerenze, delle mie contraddizioni. Il confine non è per Lui una barriera, ma un invito.

> 💬 *Signore Gesù, quante volte anche io vivo su un confine: 

- tra fede e dubbio, tra desiderio e paura, tra voler credere e non riuscirci davvero. 

- passa anche oggi per questi miei confini e fermati accanto a me.* 

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## 💔 2. I dieci lebbrosi: la voce di chi non può più avvicinarsi

 Dieci uomini, tutti malati, tutti separati. Non hanno più nome, né casa, né volto. Vivono *fuori dal villaggio*. 

 Eppure **non smettono di gridare**: “Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!”

 Il grido è l’ultima preghiera di chi non ha più altro. È la fede che sopravvive anche quando non resta niente. Gesù non li tocca, non li guarisce subito. Dice soltanto: “Andate a presentarvi ai sacerdoti.”

Li rimette in cammino. La guarigione avviene **lungo la strada**, nel movimento della fiducia. La fede non è certezza, ma cammino.

 > 💬 *Gesù, quante volte mi sento come quei lebbrosi: lontano, escluso, stanco. 

- Eppure tu non ti fermi davanti alla mia distanza. 

- Mi chiedi di camminare, di fidarmi, di non restare fermo. 

- Dammi il coraggio di fare quel passo verso la vita, anche quando non vedo ancora la meta.*

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 ## 🌿 3. Uno solo torna indietro: la gratitudine che salva

 Dieci sono guariti, ma solo uno torna indietro. Solo uno sente che guarire non basta: vuole **incontrare chi ha donato la vita nuova**. Solo uno comprende che la fede non è “ottenere qualcosa”, ma *riconoscere Qualcuno*. Gesù lo guarda e dice: “La tua fede ti ha salvato.” Non dice “ti ha guarito”: la guarigione è fisica, la salvezza è relazionale. L’uomo non è solo sano: è **in comunione**. È tornato a Dio, è tornato a sé stesso.

 > 💬 *Signore Gesù, quante volte ho ricevuto da Te e non sono tornato. 

- Ho preso i tuoi doni e sono andato avanti distratto, come se mi fossero dovuti. 

- Insegnami a tornare. 

- Ridammi la memoria del dono e la gioia del ringraziamento.*

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 ## 🔥 4. Dal confine al cuore: la fede come ritorno

Il vero miracolo del samaritano non è la pelle guarita, ma il cuore risvegliato. È passato dall’essere escluso all’essere **in relazione**. È diventato l’uomo del ritorno, il pellegrino della gratitudine. La fede è questo: **un continuo ritorno**. Non basta avvicinarsi a Dio una volta nella vita; occorre tornare ogni giorno — con il cuore, con lo stupore, con la lode. 

> 💬 *Gesù, fammi tornare. 

- Non solo quando ho bisogno, ma anche quando ho ricevuto. 

- Non solo per chiedere, ma per ringraziare. 

- Che la mia fede non sia un’abitudine, ma una risposta viva al Tuo amore.*

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 ## 🌤️ 5. Fermarsi e lasciarsi guardare 

Il samaritano “si prostrò ai piedi di Gesù”. Non servono molte parole, solo **la presenza**. Nel silenzio dell’incontro non c’è più distanza. Non c’è più confine. È in quel momento che Gesù dice: “Àlzati e va’: la tua fede ti ha salvato.” Quando ci lasciamo guardare da Lui, **il confine scompare**. Non siamo più i lebbrosi di prima, ma uomini e donne risollevati, inviati, salvati. 

> 💬 *Signore Gesù, mi fermo qui davanti a Te. 

- Tu conosci le mie ferite, le mie distanze, le mie povertà. 

- Non ti chiedo altro che di restare con me, di passare per la mia Samaria interiore, e di ridirmi, come al samaritano: “Àlzati, la tua fede ti ha salvato.”*

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 ## 📌 Per riflettere nel silenzio

- Quali sono oggi i miei confini interiori, le mie “Samaria”? 

- Dove sperimento la distanza e dove sento il passaggio di Gesù? 

- Che cosa significa per me “tornare indietro”? 

- Dove la mia fede ha bisogno di riscoprire la gratitudine? 

- Quale parola di Gesù oggi mi chiama a rialzarmi e a ripartire?

Ogni volta che la Parola di Dio attraversa i nostri confini, la distanza si fa incontro e la ferita diventa via di salvezza.

Don Biagio Aprile

Commenti

  1. La parola di oggi che mi chiama a rialzarmi e a ripartire è la gratitudine e la perserveranza

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  2. La misericordia di Gesù verso colui che non possiede altro che la sua povertà e il suo peccato, ma che si volge verso il Signore per trovare il perdono e la riconciliazione, non è solo fonte di salvezza personale, ma anche di reintegrazione nella comunità di culto del popolo di Dio

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