NELL' OMBRA DELLA CROCE: quale luce cerco?

Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».              Gv 3,13-17




Nel deserto, Israele non affronta solo un cammino geografico: attraversa un itinerario spirituale profondo, che lo conduce dalla schiavitù alla libertà. Ma non è un passaggio lineare. La nostalgia per l’Egitto, per un “benessere” statico e illusorio, rivela un cuore ancora schiavo, impaurito davanti alla fatica della libertà. È in questo contesto che irrompono i serpenti velenosi: simbolo delle paure, delle ferite interiori, dei peccati, delle sfiducie che abitano il cuore umano e che spesso si rivoltano contro Dio stesso.

Ed è proprio in mezzo al veleno che Dio offre una via di salvezza paradossale: un altro serpente, di bronzo, innalzato su un’asta. Ma non è l’oggetto a salvare, è il gesto del guardare. Guardare quel serpente è già un atto di fede, un atto di movimento interiore. Significa smettere di fissarsi su sé stessi e sulle proprie soluzioni (auto-salvezza), per affidarsi a Dio, che salva in modo misterioso, anche attraverso ciò che sembra assurdo.


Il Vangelo di Giovanni ci invita a rileggere questo gesto nel segno del Cristo innalzato sulla croce. Anche la croce sembra assurda, scandalosa. Eppure, è lì che Dio manifesta il suo amore più radicale. Gesù non fugge il deserto dell’umanità, ma si lascia innalzare proprio lì, diventando il segno di una libertà nuova. Chi lo guarda con fede, comincia a vivere una vita diversa, non più prigioniera del male, ma abitata dalla fiducia, dalla speranza e dalla verità.

La croce non è solo un oggetto da venerare, ma un cammino da percorrere, una direzione dello sguardo che trasforma il cuore. Solo chi guarda a Cristo crocifisso può riconoscere la verità sul proprio deserto e intravedere una strada di libertà autentica.




Domande per oggi:

  • Quali sono i “serpenti” che oggi mordono la mia vita? Paure? Dipendenze? Illusioni di benessere che anestetizzano il cuore?
  • Verso cosa sto orientando il mio sguardo? Cerco salvezza nelle mie forze, nelle cose, nelle sicurezze apparenti? O mi lascio sfidare dalla croce di Cristo?
  • La mia fede è un gesto statico o un movimento? So davvero "guardare" con fede, o ho lo sguardo fisso sul passato, su ciò che mi blocca?
  • Qual è il senso della croce per me, oggi? È solo un simbolo religioso, o diventa il luogo in cui la mia vita viene liberata, riplasmata, restituita alla verità?
  • Sto vivendo una vera libertà, o continuo a vagare nel deserto di una libertà falsa, fatta di autonomia senza relazione? 
Don Biagio Aprile

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